Anfiteatro SeverianoAnfiteatro romano del 3° secolo d.C.

anfiteatro albano laziale
L'anfiteatro venne costruito in funzione dei vicini Castra Albana, l'accampamento della Legio II Parthica fondato dall'imperatore Settimio Severo (193-211): tuttavia, la datazione dell'anfiteatro è posteriore a quella dei castra, ed è collocabile attorno alla metà del III secolo.

La capienza dell’impianto, la cui lunghezza massima era di 113 metri,[2] oscillava tra le 15.000 e le 16.000 persone.

Costo singolo: € 3,00

Per ogni monumento o museo in aggiunta: € 2,50

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La storia

Tito Flavio Domiziano, figlio secondogenito dell’imperatore Tito Flavio Vespasiano, non appena salì al trono nell’81 iniziò la costruzione di una imponente villa imperiale suburbana sui Colli Albani, la villa di Domiziano a Castel Gandolfo: se il palazzo e gli edifici principali (il teatro, lo stadio ed i ninfei) erano collocati nell’area dell’attuale villa Barberini a Castel Gandolfo, nella zona extra-territoriale della Villa Pontificia di Castel Gandolfo, il perimetro della proprietà imperiale si estendeva complessivamente per tredici o quattordici chilometri quadrati attorno al lago Albano, nel territorio di ben cinque comuni odierni. La maggior parte degli archeologi, fino all’inizio del Novecento, è stata convinta che l’anfiteatro di Albano fosse da ricollegare a questa villa domizianea, in considerazione di numerose testimonianze dei autori antichi su giochi gladiatori e circensi che si tenevano nella villa albana dell’imperatore. Tuttavia, la differenza della tecnica costruttiva utilizzata per le fabbriche della villa con quella presente nell’anfiteatro hanno spinto prima il Westphall e poi Giuseppe Lugli a datare l’edificio ad età posteriore a Domiziano.

L’anfiteatro sorge su un terreno posto in forte pendenza: per rafforzare la spianata sul quale venne edificato, si dovette costruire una terrazza sostruttiva alta 6.75 metri per una lunghezza di 59.60 metri, che corre parallela alla linea dell’anfiteatro ad ovest ad una distanza media di 23 metri. Il muro della terrazza, adorno di quattordici nicchie poste a 2.10 metri dal suolo, è costruito con strati irregolari di parallelepipedi di peperino e di mattoni: nella seconda campagna di scavi del 1919-1920 fu scavato tutto il muro della terrazza fino al confine della proprietà dei Missionari del Preziosissimo Sangue che reggono la chiesa di San Paolo.

L’asse maggiore dell’ellisse disegnato dall’arena misurava 67.50 metri, mentre l’asse minore ne misurava 45: l’area complessiva di conseguenza si aggirava sui 2500 metri quadrati. La prima campagna di scavi del 1912-1914 ha portato alla luce l’intero emisfero meridionale dell’arena, che fu fondata sulla roccia viva di peperino: attorno a tutto l’ellisse corre un canaletto di scolo largo tra i 0.30 ed i 0.35 metri, che scaricava le acque in un canale originariamente coperto da tavole di legno rimovibili largo 1.20 metri e profondo 3. Questo canale più grande scaricava a sua volta in un locale sotterraneo al pulvinar, e durante la seconda campagna di scavi del 1919-1920 si scoprì che le acque scorrevano in un altro canale oltre la terrazza sostruttiva: le tracce di quest’ultimo canale furono perse oltre il confine della proprietà del seminario vescovile. Il summenzionato canale profondo 3 metri aveva un doppio uso: far passare l’acqua di scolo ma anche gli addetti alla sistemazione del materiale scenico per gli spettacoli, che uscivano poi al centro dell’arena.

Il muro di recinzione dell’arena si è conservato per un’altezza massima di 2.50 metri: tuttavia, è plausibile da alcuni blocchi rinvenuti che terminasse più in alto con una sporgenza curvilinea a raggio esterno. Nel muro di recinzione si apre una stanzetta nella quale probabilmente venivano rinchiusi gli animali prima degli spettacoli.

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Un progetto volto alla creazione di una sinergia di territori limitrofi, con lo scopo comune di valorizzare un patrimonio storico/paesaggistico ed enogatronomico di enorme valore

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Davide Battista
Consulente, Enolan

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